sabato 8 maggio 2010

L’Italia sempre più vicina alla Cina


Articolo di Società cultura e religione, pubblicato giovedì 25 febbraio 2010 in Gran Bretagna da The Guardian 
fonte: italiadall'estero

La sentenza su Google è un duro colpo al principio fondamentale della libertà di espressione su cui si fonda Internet.

Dopo la condanna emessa ieri da un tribunale italiano nei confronti di tre dirigenti di Google per non aver censurato alcuni contenuti sul web, l’Italia è vicina alla Cina molto più di quanto si potrebbe pensare. Un tribunale di Milano ha ritenuto i dirigenti colpevoli di violazione della privacy per un video pubblicato nel 2006 su Google Video (prima che Google acquisisse YouTube), che mostra un ragazzo disabile vittima di bullismo da parte di compagni di classe a Torino. Un duro colpo al principio fondamentale della libertà di espressione su cui si fonda Internet. Gli occhi del mondo guardano e si domandano: l’Italia è come la Cina?

La legislazione europea tutela i provider di Internet esonerandoli da qualsiasi responsabilità a patto che rimuovano i contenuti illegali non appena siano informati della loro esistenza, e Google ha agito proprio seguendo questo principio.

Questo meccanismo non è stato finora capace di tutelare la privacy delle persone ma ha consentito alla creatività e alla libertà di espressione di prosperare nel web. Se questo principio venisse abolito e siti come YouTube o Facebook venissero ritenuti responsabili del controllo di tutti i contenuti caricati sulle rispettive piattaforme, il web, così come lo conosciamo, cesserebbe di esistere e molti vantaggi economici, sociali, politici e tecnologici scomparirebbero.

Attendersi che Google adotti un sistema di censura in grado di filtrare automaticamente i video pubblicati online è come aspettarsi che le società autostradali vengano incriminate per mancanza di controllo del traffico al casello. Naturalmente Google dovrebbe adottare le migliori tecnologie possibili per evitare abusi. Ma è la polizia ad essere responsabile per il controllo delle patenti di guida, non il proprietario dell’autostrada. Ed è arrivato il momento che le autorità prendano in considerazione i problemi tecnologici derivanti da alcune misure.

Appena due giorni fa i media e i politici italiani discutevano su come censurare Facebook per motivi analoghi. In Italia, Google e Facebook sono quasi sinonimo di Internet. La guerra anti internet italiana è forse dovuta al fatto che la rete è un sistema di comunicazione libero, un’alternativa all’impero televisivo di Silvio Berlusconi? Il conflitto di interessi politico del Presidente del Consiglio italiano viene subito in mente ai corrispondenti stranieri, ma l’ipotesi è stata subito respinta dal docente di filosofia di Oxford, Luciano Floridi, che detiene una cattedra Unesco di etica informatica e del computer. “Non credo in un complotto concordato. Ma un migliaio di fiocchi di neve possono creare una tempesta”, ha spiegato.

La decisione del giudice italiano arriva dopo molte proposte di legge per censurare la rete e contribuisce a creare un’atmosfera illiberale e demagogica che influenza anche la competitività italiana sul mercato globale. Secondo le stime della Banca mondiale, l’Italia si colloca al 78° posto nella classifica dei paesi migliori nei quali fare impresa. Tra le nazioni europee sotto l’Italia ci sono solo la Grecia, l’Albania e la Croazia. Anche solo per il fatto che stia perdendo contatto con il mondo degli affari dell’occidente, oggi l’Italia è un po’ più cinese.

[Articolo originale "Italy has taken a step closer to China" di Anna Masera]

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