sabato 8 maggio 2010

La Lega è stata denunciata dalla Commissione europea contro razzismo e l’intolleranza per “uso intenso di propaganda razzista"


Accusata di xenofobia, la Lega Nord cresce in Italia 
Articolo pubblicato giovedì 15 aprile 2010 in Brasile da Terra Magazine

Chilometri quasi interminabili separano le sponde del fiume russo Volga da quelle dell’italiano Po. Ciononostante negli anni ‘60 qualcuno avvicinò le due acque: Palmiro Togliatti, il segretario generale del Partito Comunista Italiano (PCI) che nel 1964 vide la città principale del Volga mutare nome da Stavropol’-na-Volge – nome che aveva fin dal secolo XVIII – in Togliattigrad, sul modello di Leningrado e Stalingrado. L’omaggio concesso da Mosca a Togliatti disegnava le aree politiche dell’epoca: l’Italia era il baluardo più importante oltre la cortina di ferro, il legame tra il regime comunista russo e l’Europa occidentale. A metà degli anni ‘70 il PCI aveva il 35% dei voti nella penisola mediterranea. Il ruolo di partito comunista più grande d’occidente tuttavia durò poco: esattamente fino all’omicidio di Aldo Moro, attribuito alle Brigate Rosse, gruppo armato legato alla sinistra nazionale. Il delitto distrusse il sogno rosso italiano, i voti evaporarono nell’aria della storia.

Più di trent’anni dopo l’effervescenza ideologica di quei tempi, lo scenario odierno della politica italiana suonerebbe come apocalittico per la maggioranza degli italiani se fosse stato previsto così a quell’epoca. L’ex Partito Comunista è una voce praticamente sparita, sepolta insieme al voto ideologico. Tra sceneggiate e avventure televisive centrate sui problemi quotidiani, la forza in ascesa nel 2010 si chiama Lega Nord, un partito fondato a metà degli anni ‘90 con parole d’ordine separatiste, xenofobe, razziste e omofobe, e che oggi per importanza è la seconda forza politica nel governo di Silvio Berlusconi.

I risultati elettorali della Lega Nord nelle elezioni regionali di marzo hanno rafforzato il partito: il suo elettorato è duplicato rispetto alle elezioni regionali precedenti del 2005, balzando dal 6% al 12,7%. Superando il Popolo della Libertà in Veneto, per la prima volta nella storia la Lega assume la guida di una regione. Fa anche di meglio, vincendo in due regioni: oltre al Veneto, sua culla elettorale, conquista anche il Piemonte.
Al tramonto dell’ultima giornata di scrutini elettorali le parole del segretario generale e fondatore del partito Umberto Bossi sono state: “La Lega è uno tsunami”.

L’ascesa del partito di Bossi ha fatto rabbrividire buona parte degli italiani e degli europei, e se ne capisce il motivo. La Lega è stata denunciata dalla Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza per “uso intenso di propaganda razzista e xenofoba”. I membri più radicali del partito difendono posizioni dure, come l’espulsione degli immigrati, e sostengono che l’omosessualità è una malattia. La fama di razzista, xenofoba e omofoba deriva soprattutto dai discorsi e dalle posizioni di un uomo in particolare: Mario Borghezio.

Borghezio, uno dei fondatori della Lega, è deputato italiano nel Parlamento Europeo dal 2001 e protagonista di prim’ordine di episodi estremistici: ha tenuto comizi rabbiosi inneggiando a “una crociata d’onore contro l’Isam” mentre parte degli astanti appiccava il fuoco alla bandiera italiana cantando “andiamo a bruciare il tricolore”, contrapponendo l’Italia alla Padania, il paese immaginario difeso dalla Lega Nord che dovrebbe comprendere le regioni del centro e del nord della penisola.

Nel settembre del 2007 Borghezio è stato arrestato a Bruxelles durante una manifestazione contro l’”islamizzazione” dell’Europa. A causa delle sue posizioni l’europarlamentare ha subito già due aggressioni. In una di queste, in treno uno sconosciuto gli ha spaccato il naso con un pugno. Anche se non ha il consenso dei suoi compagni, Borghezio continua a rappresentare il partito al Parlamento.

Sinistra, destra, fascista?
Per capire la Lega Nord bisogna mettere da parte i vecchi libri di teoria politica. Mentre da una parte accoglie estremisti accusati di xenofobia come Mario Borghezio, dall’altra il partito difende posizioni storicamente considerate “di sinistra”.

Alcuni dei suoi cavalli di battaglia sono i diritti dei lavoratori (a loro volta legati ai sindacati) e gli investimenti a favore della piccola imprenditoria che si oppone alle grandi multinazionali. “E’ un partito fortemente legato al localismo, esattamente com’era il Partito Comunista Italiano”, spiega Maria Sofia Corciulo, che insegna Storia delle Istituzioni Politiche all’Università di Roma La Sapienza.

Accusati di essere neofascisti, i leghisti si difendono. Dicono che il fascismo era un movimento nazionalista, proprio il contrario di quello che la Lega va predicando: la regionalizzazione dell’Italia, meno potere allo Stato centrale e più forza agli enti locali. “Non sono neofascisti né fanno parte della destra tradizionale”, spiega Giacomo Pacini, storico della politica italiana dagli anni ‘70 in poi. “La Lega negli ultimi anni sta crescendo e raccogliendo voti di sinistra e di destra proprio perché è un partito pragmatico che non punta sulle ideologie”.

Il fermento del movimento leghista pare seguire attentamente i mutamenti del mondo dell’ultimo decennio. Pacini spiega: “Il voto ideologico è sparito insieme alle classi sociali intese alla vecchia maniera, monoliticamente. Oggi le persone si preoccupano più del proprio portafoglio che dei grandi ideali”. Un esempio tipico sono gli operai. Con la dissoluzione della “classe operaia” – che votava massicciamente a sinistra – la Lega riesce a raccogliere i voti degli stessi lavoratori delle fabbriche, una cosa impensabile in un passato non troppo lontano.

La struttura della Lega dev’essere imitata da altre formazioni del paese. Il Partito Democratico, la maggiore forza di sinistra, dev’essere il primo. Barcollante dopo le elezioni regionali, il PD, che governava su 11 regioni e gliene sono rimaste 7 dopo l’apertura delle urne, già discute sulla possibilità di cambiare. La settimana scorsa l’ex premier Romano Prodi ha dichiarato alla stampa che il suo partito ha bisogno di modernizzarsi decentralizzando il potere. Proprio una delle caratteristiche più incisive della Lega. “La sua forza sta nell’investire nei leader regionali”, annota Maria Sofia Corciulo. “E’ un modello che si è dimostrato vincente e che molti altri partiti dovrebbero seguire”.

Il pragmatismo della Lega Nord può essere facilmente compreso in relazione all’attuale premier Silvio Berlusconi. Nel 1995 Umberto Bossi, il numero uno della Lega, ha paragonato Berlusconi a Mussolini dicendo che entrambi facevano uso del monopolio televisivo per rimanere al potere. Berlusconi gli ha risposto che “mai si sarebbe seduto a un tavolo al quale è seduto anche Umberto Bossi”. Due anni dopo Bossi ha di nuovo puntato i cannoni contro il Cavaliere, dicendo che c’erano le prove che il capitale che aveva contribuito a formare l’impero finanziario di Berlusconi era un investimento diretto di Cosa Nostra.

Agli inizi del 2000 parte della Lega Nord sostenne la coalizione di centrosinistra guidata da Romano Prodi per sconfiggere Silvio Berlusconi. Come segno del mare agitato in cui versa la politica italiana, nel 2006 la Lega partecipò alla coalizione che rielesse Silvio Berlusconi e oggi occupa ministeri importanti. La prima settimana di aprile di quest’anno ha suggellato un’altra fase emblematica del partito più discusso d’Italia: dopo il successo delle urne Bossi e Berlusconi si sono riuniti in sede riservata per decidere il futuro del paese. In agenda il federalismo fiscale (il sogno della Lega), la riforma della giustizia e il presidenzialismo perseguiti da Berlusconi.

Neanche una parola sul separatismo e sulla Padania. “La Lega non vuole più la Padania, è chiaro. Qualche politico ancora li difende, ma il partito ha capito che quando ha smesso di parlare di questo argomento e si è concentrato su temi concreti come il lavoro e la sicurezza, i voti si sono moltiplicati” sottilinea Pacini. L’ideologia non è una luce che possa illuminare i salotti del nord.

[Articolo originale "Acusada de xenófoba, Liga Norte duplica de tamanho na Itália" di Leandro Demori]

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